Nessuno può sentirsi sicuro di vincere, al momento di partire. Non si può star certi nemmeno di arrivare fino in fondo. La maratona è l'unica gara che si può perdere anche correndo da soli.

Perle di saggezza

Se vuoi correre, corri un miglio. Se vuoi conoscere una nuova
vita, corri la Maratona!


Emil Zatopek (citazione segnalatami da Giovanni Chessa)

Me medesimo in numeri

213 MARATONE corse



PB 2:36'28'' 08.10.2000 GoldMarathon Cesano Boscone (MI)







un centinaio di MEZZE corse



PB 1:13'09'' 01.10.2000 Udine







cinque 6 ORE




PB 73,096 km (Buttrio 2014)







cinque 100 km (4 Passatore)



PB 8:51'28'' giugno 2005 in pista Fagagna (UD)



PB Passatore 9:09' 2004 Firenze-Faenza







una 12 ORE



PB 119,571 km
31-08-2014 Passons (UD)







3000



PB 9'39'' San Vito al Tagliamento (PN)







5000



PB 16'27''







10000



PB 35' 36''







3 VOLTE IRONMAN FINISHER






Visualizzazione post con etichetta gare. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta gare. Mostra tutti i post

domenica 8 maggio 2011

Maratona di Trieste: cuore e freddo calcolo

Iniziamo con due numeri l'analisi della mia Maratona di Trieste 2011.
Tempo finale 3:24:43 135°
1^ parte 1:45:23 278°
2^ parte 1:39:20
E' un percorso che conosco a memoria, lo apprezzo e mi esalta.
Bisogna saperlo interpretare, risparmiare fino al 18° quando inizia la salita, sacrificarsi fino al 25°, stringere i denti lungo lerampe che portano prima a Duino e poi ad Aurisina, lasciare andare le gambe lungo la discesa ma allo stesso tempo assecondarle e poi una volta giunti a Miramare cominciare a fare sul serio quando il piano ti dà l'idea di andare in salita.
Tante piccole indicazioni che sono complesse da mettere in pratica.
La Maratona è sintesi di gambe, cuore e freddo calcolo.
Ero curioso e allo stesso tempo timoroso di come avrebbe reagito il mio corpo a sole 16 ore dal termine di un impegno di gara intensa al Triathlon di Caldaro. Appena alzato le sensazioni non erano delle migliori inoltre 3 piccole vesciche mi infastidivano; per queste ultime è stato sufficiente cambiare calzini e scarpe.
La prima parte della gara invece l'ho corsa insieme ad alcuni amici, Anna, Andrea e Michele in particolare che ho accompagnato fino al 19° km al ritmo costante di 5' al km. Sarò stato d'aiuto a loro ma la loro presenza mi ha agevolato perchè ho corso molto rilassato, discorrendo e mi sono ritrovato ad aver fatto metà della fatica senza accorgermi.
Freddo calcolo quindi, calcolo che ha cominciato a portare i sui frutti prima del previsto perchè già intorno al 15° km abbiamo cominciato a raccogliere podisti in crisi. La giornata acalda avrebbe dovuto mettere in guardia.
Quando inizia la salita abbandono la compagnia e il solito Andrea mi si accoda per qualche km. Riesco a stare sempre allo stesso ritmo di 5' al km ma chiedendo un sacrificio alle gambe non indifferente che sento appesantite ma alle quali prometto che al 25° avranno in premio un po' di relax.
Transito alla mezza in 1:45:23; più preciso di così si muore.
Anche nei successivi 3 km di salita non perdo un colpo mentre continua la risalita nelle posizioni, al termine avrò recuperato nella seconda metà oltre 140 posizioni.
Quando abbiamo inboccato la costiera ed iniziato ad assaporare la discesa mi sono accodato ai pace-maker delle 3:30 in evidente anticipo per poi sorpassarli ed assecondare la facilità della corsa intorno ai 4'40''. Ogni tanto qualcuno mi riconosceva, qualche saluto, qualche incitamento dato e ricevuto, ogni tanto uno sguardo al mare e al cronometro che iniziava ad illudermi di potersi fermare sotto il target delle 3:30 che avrei sottoscritto alla partenza.
Al termine della discesa, nel tratto più ripido ero ad un ritmo inferiore ai 4'30'' al km, mi sento salutare per nome e poi la stessa persona esclama: "MARGIOTTA IO SONO BOLLITO MA VEDO CHE LO SEI ANCHE TU".
Non ho individuato chi potesse essere ma gli ho risposto con un gesto molto espressivo ricordandogli che avevo corso poche ore prima un Triathlon e che comunque stavo andando in progressione.
Mi ha fatto incazzare ma questo è servito subito dopo a mio vantaggio.
Mi chiedo che senso abbia esprimersi in questo modo, oltretutto fuoriluogo, come se visto che correvo frequentemente a certi ritmi ora che non lo faccio più sarei bollito.
Quando abbiamo raggiunto il piano il ritmo si è assestato per circa un km poi la provvidenziale presenza di un amico podista al suo esordio nella distanza (correva con la maglia di una società di Latisana) mi ha aiutato, ci siamo dati il cambio più volte incrementando il ritmo.
A 3 km dal termine mi ha leggermente staccato ma lo tenevo d'occhio ed insieme a lui la possibilità di tagliare il traguardo sotto 3:25.
Ho spinto, sorpassato tanti della mezza; qualche amico udinese del parco. Ultimo km trionfale tirato al massimo, sul cartello del km 42 Renato superato in tromba e sprint finale per tagliare il traguardo in 3:24:43 immediatamente alle spalle del latisanese.
Sono veramente, un capolavoro in relazione all'impegno di sabato che neppure lontanamente avrei immaginato. Uno split negativo di 6 minuti è realizzabile solo in condizioni di lucidità mentale e freddo calcolo. Peccato per la brutta medaglia che resta di questa manifestazione.
Dato ormai incommentabile, FC media 128 bpm

domenica 16 gennaio 2011

Prima gara del 2011: 30 km a Medea

Non scrivo da 13 giorni ma non per questo mi son fermato, anzi tutt'altro.
Oggi per la prima volta nel 2011 ho indossato un pettorale e gareggiato nella nuova categoria MM45, l'occasione è stata la 30 km di Medea.
La situazione fisica non è cambiata, inutile dilungarsi: ho un gran fastidio che si fa sentire soprattutto nella corsa, decisamente meno in bici, nel nuoto vado tranquillo. Alla luce di questo bisogna relativizzare i miei ritmi sia in allenamento che in gara per cui se due anni fa 30 km a 4' al km sarebbero stati la norma ora raccolgo con grande soddisfazione gli stessi 30 km corsi a 5' al km.
L'idea iniziale è quella di portare a compimento un buon allenamento lungo per non perdere la gamba, il clima non è certo ideale con una nebbia fittissima che rende invisibile il già penoso panorama della campagna intorno a Medea. Partiamo con andatura tranquilla "ciacolando" continuamente di Triathlon e di gare varie vecchie e future...di obiettivi possibili, realistici e allo stato solo utopistici per me.
Il ritmo è costante fino al 21° km, 5' al km con poche varianti.
Subito dopo inizia un leggero falsopiano che appesantisce il ritmo, mi incarico di risollevarlo ma questo "rompe" il gruppetto; fino a che sarò in grado (è inutile nasconderlo) in gara cercherò con tutte le mie forze di stare sotto quella soglia che PER ME considero tuttora realistica.
Procedo da solo incrementando di un paio di secondi al km per recuperare i secondi persi, inizio a riprendere qualche podista poi vengo raggiunto da un "podista meno disposto a farsi staccare", cerco di tenerne il passo ma faccio una gran fatica.
La progressione diventa violenta negli ultimi 3 km, cerco di reggere il passo ma all'ultimo km sono costretto a cedere rimediando 9'' dal "podista meno disposto a farsi staccare".
RIASSUNTO DELLA SETTIMANA
  1. Lunedì 2500 m di nuoto
  2. Martedì 14,4 km corsa lenta
  3. Mercoledì 51 km bici in solitario
  4. Giovedì riposo
  5. Venerdì 2700 m di nuoto
  6. Sabato 101 km in gruppo
  7. Domenica 30 km corsa in gara ma come allenamento
Complessivamente 11:10' di attività.
Soddisfacente in particolare il weekend nel quale ho toccato tutte e tre le discipline in particolare con le uscite lunghe di corsa e bici.
altimetria uscita in bici di sabato

lunedì 11 ottobre 2010

Munchen Marathon

Era rimasta in sospeso lo scorso anno la mia avventura in quel di Munchen. Uno stupido infortunio mi aveva impedito di partire. Non era in preventivo la mia partecipazione quest'anno ma la gentile offerta di ospitalità di un "vecchio amico", Simone al quale lo scorso anno cedetti il mio pettorale mi ha convinto.
Dopo due settimane consecutive di gare sulla distanza dei 42 non potevo chiedere molto ma l'esperienza mi attirava assai anche perchè il percorso è molto gradevole alternando tratti cittadini ad attraversamenti di parchi. Si tratta di una Maratona diversa dal solito perchè non ci sono campioni, solo amatori; alla gara principale è abbinata una 10 km e una 21 km. Complessivamente hanno preso parte oltre 18.000 podisti.
La partenza avviene nei pressi dello stadio olimpico, quello che ospitò i giochi olimpici del 1972.
E' una bella giornata di sole anche se decisamente fresca con un vento che la rende ancora più frizzante; sugli spalti mentre mi sistemo mi intercetta un amico genovese che mi saluta affettuosamente ricordando che nel 2005 lo avevo portato al PB a Reggio Emilia quando avevo fatto da pace-maker, insieme a lui un altro sempre genovese che ricorda di aver corso insieme a New York.
Pochi minuti prima della partenza incontro un amico friulano che corre spesso al parco e con il quale condivido quasi tutta la prima parte di gara anche se corriamo poco appaiati ma si tratta di un tira-molla continuo.
Cerco di gestire con la massima parsimonia le energie fisiche residue, già dai primi km sento le gambe pesanti, in particolare i polpacci. La crisi si fa sentire già a partire dal 10° km e questo mi prova mentalmente.
Seppure cerchi di rimanere rilassato lo sguardo va sempre al cronometro, la constatazione che il ritmo è già assestato oltre i 4'30'' e lo tengo con fatica ma abbatte più della fatica che sento. Ci superano due veneti uno dei quali con una canotta verde fosforescente...la loro sagoma si allontana sempre di più. L'obiettivo iniziale di un passaggio a 1:35' è ancora alla portata ma la preoccupazione è per dopo. Mi aggrappo alla maglia dell'amico del Parco e mi impongo di non mollarlo.
Transitiamo alla mezza in 1:34'40'' in perfetto orario e ci si dice che a questo punto comincia "la discesa". Il percorso offre spesso begli scorci di città alternati a tratti anonimi, il pubblico lo si trova solo in pochi posti ma è molto caloroso e la mia maglia personalizzata mi gratifica di diversi incitamenti.
Cerco di pensare positivo e mi propongo di provare ad allungare anche perchè se continuo a cedere il destino (anche dal punto di vista psicologico) è segnato. Alzo il ritmo di qualche secondo e l'amico friulano mi segue, fino al 25° km siamo a vista. Prendiamo un tratto in leggerissima discesa e dò un deciso cambio. E' la svolta, le gambe girano ed al primo lap mi accorgo del dato numerico che conferma la sensazione che viene dal fisico. La testa ne trae grande giovamento e così mi ritrovo a correre 10 km fortissimi intorno ai 4'15''.
Supero in continuazione. Ad ogni lap il mio conto mentale mi propone una proiezione finale sempre migliore e questo mi entusiasma.
Naturalmente dopo il 35° la fatica comincia a farsi sentire e pure qualche sintomo di crampo. Decido allora di guardare il cronometro solo ogni 2 km, ripasso a memoria il percorso che ricordavo da due anni fa ed inizio a pensare all'ingresso finale nell'Olimpiastadion.
Scorrono i km. Il conto dice 3:09 è certo, 3:08 alla portata, per qualcosa di meglio ci vuole un
miracolo.
Ed il miracolo arriva quando transito sul cartello che indica 40 km, riuscire a correre sotto i 9'30'' è difficile ma non impossibile. Impongo un deciso cambio e quasi in apnea spendo le ultime energie. L'ingresso nello stadio da porta maratona è da brivido, musica sparata a mille, luci psichedeliche, fumogeni ed i fotografi pronti ad immortalare; un cenno di saluto e via, volare verso gli ultimi 300 m in pista. Rettilineo finale, vedo il cronometro, segna 3:07. Il miracolo è compiuto con gli ultimi 2,195 km sotto i 4' al km.
Tempo finale 3:07'30'' di netto.
La medaglia è proprio meritata come altrettanto meritata è la birra che sorbisco uscendo dallo stadio prima di andare a rilassarmi nella piscina olimpica.
Veramente un bel weekend chiuso dall'ennesima birra da litro all'HB.

Aufwiedersen Munchen ci rivedremo senz'altro

domenica 3 ottobre 2010

Maratona Città del Vino

Seconda edizione della Maratona Città del Vino che quest'anno parte da Premariacco, due passi da casa praticamente. Lo scorso anno ero in condizioni fisiche precarie ed alla vigilia di Monaco non volevo rischiare più di tanto per cui corsi la Mezza (per la cronaca a Monaco fui costretto a dare forfait). Quest'anno seguendo l'istinto più del raziocinio mi sono iscritto e coinvolto Monica in quello che sulla carta doveva essere un allenamento lunghissimo a 5' al km. Così sarebbe stato, mi ero portato anche la digitale in tasca, la preparazione è stata al massimo "dello scazzo", nessunissima aspettativa.
Scambio battute con tanti, tantissimi supermaratoneti giunti da ogni parte d'Italia, rivedo con piacere Luciano Bigi, compagno di gara a Helsinki qualche anno fa, ma anche il buon Gemma, Capecci, Piero Ancora, Ferri e poi il "grande" Fabio Marri al quale sono rimasto legato nonostante il fatto i nostri incontri siano sempre più sporadici (quest'anno nel Salento e nel Friuli...non è forse un caso).
Quando ci prepariamo sulla linea di partenza mi accorgo dell'assenza delle due donne potenzialmente indicate a dividersi le prime posizioni. La testa ha cominciato ad elaborare ma non ho rivelato nulla alla "ingenua" allieva.
Ben presto si è formato un nutrito gruppetto che con grande armonia e spesso scambi di battute teneva un ritmo leggermente al di sopra del previsto, gruppetto nel quale c'erano le prime due donne: Monica e Elena Simsig, altra amica gradiscana che conosco da anni.
Al nostro fianco rimane costantemente Leonardo di Turi da Montebelluna compagno di tante avventure da pace-maker, e delle nuove conoscenze: Fulvio, Roldano.
Ho qualche problemino con il Garmin in avvio che per fortuna riesco a risolvere ma nella ripartenza non mi accorgo che mi ha cancellato i primi tre minuti di gara e proseguo con questo "tempo illusorio" che conserverò fin dopo il traguardo.
Abbandoniamo Premariacco e ci dirigiamo verso Cividale, il passaggio in centro è veramente suggestivo, peccato la freddezza dei pochi presenti che "non ci hanno cagato di striscio", sul Ponte del Diavolo un piacevolissimo doppio passaggio. Meta successiva Prepotto seguendo strade che percorro tantissime volte in bici da corsa, i panorami sono veramente incantevoli con le viti che ci circondano e i colori dell'autunno che colorano il tutto. Faccio un po' da Cicerone per gli amici che vengono da fuori regione; il ritmo rimane costante intorno ai 4'40'' al km. Qualche leggero saliscendi non disturba, la segnalazione dei km a volte non è affidabile ma poco ci importa. Monica ha caricato tantissimo il giorno precedente facendo oltre 100 km in bici e anche nuoto per cui mi rendo conto che potrebbe risentirne ma mi sembra un peccato trovarsi lì a combattere per la prima posizione ed alzare bandiera bianca. Il gruppo invece di sfoltirsi si infittisce, prima di giungere alla mezza nei pressi di Vencò arriviamo ad essere in 12.
Passiamo a metà percorso in 1:39'13'', decisamente veloce rispetto alle previsioni ma non proibitivo. Elena si pone in testa al gruppo, si vede che è più fresca e che sicuramente prima dell'arrivo tenterà una sortita. I miei polpacci si fanno sentire, la Maratona di Berlino della domenica precedente tiratissima nel finale ha lasciato i segni, non per questo rinuncio a scandire il mio ritmo che poi è quello che so Monica sia in grado di sostenere.
Al ristoro del 30° km Elena dà decisamente un'accellerata, secca, dura, un cambio di ritmo al quale non rispondiamo assolutamente. Se ne ha arriverà alla fine e quindi è inutile inseguire, se dovesse avere qualche defaillance bisogna essere pronti "ad intervenire". Ora dopo Manzano il percorso si fa più duro, si succedono falsopiani insidiosi, le gambe si fanno decisamente sentire ed il ritmo cala decisamente senza mai però toccare i 5' al km.
Raggiungiamo e superiamo Agnese anche lei reduce dalla Maratona di Berlino che ben soddisfatta del suo PB tenta oggi l'avventura della Mezza.
L'ingresso a Buttrio è decisamente di quelli tosti, un paio di salite che si sentono tutte nelle gambe, inizia la "asfissiante" opera di incitamento verso Monica nella quale mi dà una grandissima mano anche Leonardo. Ormai la seconda posizione è al sicuro ma visto che siamo in ballo è bello finire per bene.
E' un continuo recuperare posizioni tra qualche maratoneta che raggiungiamo e diversi della mezza. Nella piazza di Orsaria si conclude la nostra fatica che concludiamo a braccia alzate in 3:20'12''. Siamo entrambi distrutti, abbiamo consumato tutto ma soddisfatti di questo allenamento al quale ci dovremo abituare se intendiamo pensare con serietà all'impegno preso per il 3 luglio 2011.
L'attesa delle premiazioni è lunghetta ma soprattutto è eccessivamente lunga la sequela di saluti e ringraziamenti; numerossisimi i premiati delle due gare e in questo si distingue molto bene la mia società che piazza diversi suoi esponenti nelle prime posizioni.
Una citazione collettiva per l'ottima gara condotta dal gruppetto di amici formato da Denis Del Bianco, Marco Grimaz, Adriano Gabrieucig e Stefano Morandini. Complimenti particolari a quest'ultimo autore di una gara coi fiocchi che lo porta al nuovo PB (mi sembra) ma che indica uno stato di forma eccezionale che sicuramente gli consentirà in una prossima occasione di fare il salto di qualità definitivo (mi azzardo a prevedere a breve una Maratona sotto i 4' al km).
Per me un altro tassello, il numero 167. Domenica si replica a Monaco di Baviera.
Ecco il link per le classifiche
Nella foto Alessandro e Bernadette

domenica 30 maggio 2010

Hard weekend: ciclismo, nuoto e Cortina-Dobbiaco Run

Ieri mattina splendido giro in bici con Monica e Luca, quest'ultimo in veste di Cicerone oltre che fantastico "pilota". Ci ha portati nella zona di Tarcento-Gemona facendoci scalare fino ad una località chiamata Stella ad una quota superiore ai 650 m. Molto gradevole anche il successivo giro intorno al lago di Cavazzo e il tratto che costeggia il Tagliamento.
Complessivamente 110 km.
Un paio di ore dopo breve seduta in piscina per 1000 m per scaricare l'adrenalina.
Oggi Cortina-Dobbiaco Run che già avevo corso l'anno passato. Il percorso è naturalmente splendido, tutto immerso nella natura, peccato che la pioggia e le nuvole ci abbiano privato di qualche splendido panorama. Le tre Cime sono rimaste celate alla nostra vista. Rimane il fascino di poter percorrere 30 km toccando solo pochissime centinaia di metri di asfalto su una strada sicura e senza pericoli. D'altronde la partecipazione di oltre 3000 podisti testimonia la bontà della manifestazione. Qualcosa si potrebbe appuntare: all'arrivo eccessive code per ritirare il sacchetto con acqua e frutta, i telini con i quali coprirsi esauriti già dopo pochi arrivi, spogliatoi assenti, esagerato dover pagare 5 euro per un piatto di pasta, qualche problema anche nel rientro con i bus a Cortina. Insomma si può ancora migliorare.
La mia gara?
Da cancellare!!!!!
L'ho presa sottogamba: poca attenzione alla cena, scarsissima alla colazione (la solita di una giornata qualunque con latte e corn flakes), non ho adempiuto "alle necessità mattutine".
Il freddo e la pioggia forse hanno fatto il resto e così mi son ritrovato a dovermi fermare ben 4 volte ai box per sosta lunga...cagotto.
Da dimenticare, ne è venuto fuori un risultato pessimo con un peggioramento rispetto allo scorso anno di ben 26' , roba da record.
Sapevo che lo stato di forma non fosse quello di dodici mesi fa ma così male non pensavo.
L'insegnamento da trarre è che bisogna portare rispetto alla corsa di lunga distanza e al proprio corpo altrimenti la vendetta è terribile.
Archiviamo e passiamo oltre.

giovedì 22 aprile 2010

Boston Marathon in pillole

Pill number 1
La maratona più attesa: più volte sono stato tentato dall'idea di parteciparvi ma sempre fattori esterni ne avevano condizionato la mia rinuncia, la guerra in Iraq e poi l'attacco alle torri gemelle con i relativi timori nell'affrontare il viaggio negli Stati Uniti. Questa volta quando mi è passata l'idea per la testa non ci ho pensato troppo ed ho fatto l'iscrizione ed organizzato il viaggio. Per poco non ci si metteva l'incazzatura del vulcano islandese a mandarmi per aria tutto il piano come è successo a diversi miei amici. Invece è andato tutto bene sia all'andata che al ritorno.
Pill number 2
La mancanza degli amici sardo-milanesi mi pone nella condizione di approdare negli States
completa solitudine armato solo di un buon senso dell'orientamento, dell'italica arte di arrangiarsi e del mio scarsissimo inglese (veramente molto scarso). In aereoporto a Trieste incontro un altro corregionale, Fulvio Babich (casualmente mio compagno di ventura anche nel viaggio del 2005 a NY) che concluderà in questo caso la sua gara con un ottimo 2.53'. Sempre in aereo incontro anche un amico podista di Castelfidardo che più volte vedo a Boston.
Pill number 3
Saturday qui a Boston non è giorno di vigilia perchè si corre il lunedì, precisamente il terzo lunedì di aprile, che coincide con il Patriots' Day, giornata festiva per i bostoniani. E' il mio primo giorno a Boston, di primo mattino, all'apertura sono tra i primi al ritiro dei pettorali presso l'
VETERANS MEMORIAL CONVENTION CENTER. Si sente l'aria del grande evento, l'organizzazione è perfetta. Consegna del numero, successiva consegna della maglia con il logo della maratona (tecnica a manica lunga dello sponsor Adidas), ingresso nell'Expo vero e proprio. Qui c'è da perdersi tra innumerevoli stands ed un'area immensa dedicata ad oggetti ricordo della manifestazione acquistabili a prezzi accessibili, ce n'è di tutti i costi e per tutti i gusti. Non mi lascio perdere l'occasione per accaparrarmi un pantaloncino corto e la giacca.
Il resto della giornata scorre nella visita della città ed in particolare della zona d'arrivo, d'obbligo visita con foto alla finish line. Torno in ostello distrutto.
Pill number 4
vigilia mi impongo di non strafare: visita al Fine Art Museum, poi alla Harvard University... Lascio ogni velleità di fare il solito carico di carboidrati con pasta come si dovrebbe e mi limito ad un'ampia razione di pizza (neanche tanto male). Rientro in ostello presto ma anche in questa giornata non mi sono risparmiato, preparo la sacca in vista di una partenza antelucana.
Pill number 5
Ultime ore prima dello start. Partenza dall'ostello alle 5.15 in compagnia di un
sconosciuto, per fortuna un autobus in ritardo ci permette di risparmiare qualche km, in metropolitana la truppa si infoltisce. Giunti nella zona di ritrovo dei pulmini che ci porteranno a Hopkinton la folla non è tantissima, le luci dell'alba fanno da corona, il cielo sembra terso dopo due giorni di pioggia, tira un po' di vento che in TV hanno annunciato spirerà al nostro fianco per tutto il tragitto ma non in faccia e questo è già un buon segno, fa fresco. D'obbligo un foto. E' incredibile come siano organizzati: ci sono centinaia di autobus incolonnati, veniamo fatti salire, tutti usufruiamo di posto a sedere per questo lungo trasferimento. Riflessione d'obbligo: esattamente come succede alla VeniceMarathon, o alla Treviso Marathon, naturalmente si fa per dire). Si parte incolonnati alla volta del piccolo paese di Hopkinton, sembra un tragitto interminabile, attraversiamo continuamente boschi, è un continuo saliscendi, siamo in autostrada, ma se tanto mi dà tanto non si tratta di un percorso scorrevole. Ci scaricano e ci avviamo nella zona di ritrovo dove trascorreremo queste 3 ore che ci separano dalla partenza; ci sono generi alimentari per una colazione spartana, manca qualcosa di caldo se non un "pallido
caffè".
Ognuno cerca di ripararsi dal freddo come riesce, per fortuna un sole benevolo ci degna della sua presenza anche se è sfidato da folate di vento molto fastidioso.
La fila di servizi mobili (chiamateli WC o come volete) è lunghissima ed ordinatamente affrontiamo questa incombenza quanto mai necessaria in queste condizioni di sveglia molto anticipata.
Pill number 6
Avvicinamento alla zona della Start Line.
E' tutto perfettamente organizzato, ci saranno due distinte partenze, i numeri blu dall'1 al 13000 e poi i gialli dal 13001 al 27000. Qui a Boston (a parte i primi) vale esclusivamente il tempo netto.
Raggiungere la zona di partenza è una strada lunga, prima si deposita il bagaglio negli stessi pulmini che ci hanno accompagnato anche qui molto ben segnalati e organizzati (anche in questo caso si potrebbe fare la battuta come succede nella maggior parte delle maratone italiane, ricordo le scene apocalittiche di Venezia di qualche anno fa). Ci si avvia, gli atleti sono suddivisi in corrals, i primi di 1000 in 1000 poi gruppi più ampi, c'è controllo ma anche molta autoregolamentazione (ulteriore confronto con le gabbie da animali necessarie per contenere l'irruenza dei podisti italiani, e qui gli esempi si potrebbero sprecare).
Pill number 7
Uno sparo molto discreto libera le energie, si va subito in discesa, un foltissimo pubblico ci incita, scorriamo in strade relativamente strette, i bambini sono seduti sul prato del proprio giardino. Le maglie sono multicolori, si sente che la maggior parte sono americani, la gran parte statunitensi. La Boston Marathon è la più antica al mondo, è giunta alla 114esima edizione, non è popolare come la NYC Marathon ma sicuramente è la più ambita dagli americani. Con un esempio un po' strano mentre NY è popolare questa è aristocratica, con un'aggiunta, la selezione per l'iscrizione alla Boston Marathon è severa, almeno metà dei "niuiorchesi" qui non avrebbero titolo di partecipazione.
Una nota molto interessante oltre 11000 sono donne circa il 40% del totale, numeri impensabili in Italia.
Pill number 8
La mia gara.
Indecisione fino a poche ore dalla partenza sul ritmo da tenere. Proverò un timido tentativo di stare sul ritmo delle 3 ore ma non sono convinto. Sento le gambe stanche prima di partire, l'alimentazione non è stata ideale, la vigilia faticosa e poi...c'è una bella sorpresa.
In questo fiume di podisti sono goccia che mi lascio trascinare nei primi km che sono in decisa discesa, si tratta di un declivio strano, preoccupante, nei primi 4 km abbiamo cambiato almeno 10 volte, UP AND DOWN. La media è buona ma se questa è la parte facile in discesa qui si mette male inizio a pensare. Il fiume continua a scorrere al mio fianco, lo sento scorrere, lo vedo scorrere nel senso che tutti mi sorpassano, ma dove vanno, se la godono troppo adesso o sono io che oggi non ho capito nulla?
I cartelli si succedono con eccessiva frequenza, vengono misurate le miglia e i km, non ci capisco un'acca. La sola circostanza che mi si rende evidente è che non è proprio giornata. Al 7° km un'improvvisa impennata, le mie gambe si rifiutano il cambio, non sono allenate per questo; la mia caratteristica è la regolarità. In queste condizioni bisogna limitare i danni, depongo ogni velleità e mi concentro solo sul fatto di volermi godere le sensazioni che vengono dagli incitamenti, il risultato non conta più. Fossi stato in qualsiasi altro posto mi sarei ritirato forse, ma qui non si può, questa non è una maratona questa è LA MARATONA.
Dai lati della strada odo incitamenti continui. GO ANTONIO, VAI ITALIA, ANDIAMO ANTONIO, FORZA. La mia maglia personalizzata attira l'attenzione e la bandiera tricolore fa il resto, cerco di raccogliere queste energie per tirarmi su ma non ho la forza di rispondere, ci sono decine e decine di bambini che chiedono il cinque. Rispondo solo ad alcuni, mi chiudo nella "mia disperazione", bando ad ogni ipocrisia, sto soffrendo altro che chiacchere.
Non c'è un attimo di respiro, su e giù, neppure un km di piano per andare regolari, il serpentone è qualcosa di stupendo ma anche di inquietante quando lo vedi inerpicarsi su per le salitelle, dolce quando lo vedi svanire, segno della presenza di una discesa. Al ventesimo km si sentono delle grida, tantissime ragazze ai lati della strada espongono cartelli con la scritta KISS ME, implorano un bacio; rimango sbigottito. Molti dei miei amici ne approfittano e io non mi faccio pregare, mi fermo un attimo scelgo prima una bella bionda poi una bruna e fiondo due splendidi baci. Si tratta di uno dei pochi momenti nei quali il sorriso si è stagliato sul mio viso. passaggio alla mezza in 1.31. Il rallentamento sembra lento, progressivo e gestibile ma io sono conscio che invece sarà inesorabile.
Scorrono le miglia, i km sono indicati molto di rado ormai, meglio così saranno di meno. Attendo con impazienza il ventesimo miglio, lì ci sarà la famosa Heartbreak Hill ad attenderci, tante volte l'ho sentita nominare. Sarà che ormai sono al di là di ogni limite, le gambe vanno sole. Ci incitano, GOOD JOB ANTONIO, e allora completiamo questa opera. la mia corsa diventa un viaggio tra Boston e il Parco del Cormor. Mi mancano 6 miglia, 6 giri del parco lì almeno non ci sono salite. Immagino la compagnia degli amici di tanti allenamenti, ritrovo al fianco podisti che riescono a spingere più di me, altri che sono distrutti, la collina spaccacuori ha fatto le sue vittime, ci è cascato pure Gelindo Bordin che mi era partito davanti e poi è rimasto di molto dietro.
Giungiamo sulle strade che annunciano la fine dell'impresa, le ho percorse nei giorni precedenti, le ultime due miglia le ho studiate, non ho pietà per le mie gambe. Invoco uno scatto d'orgoglio, riesco a percorrere nuovamente 3 km a ritmi decenti, viaggio in uno stato di "pseudotrans", sento ANTONIO, ITALIA, ITALIA, ANTONIO, GO, VAI.
Non ci fanno mancare nulla, neanche un sottovia, curva a destra, salitella, curva a sinistra ed è rettilineo finale. Lì di fronte la finish line, apoteosi di questa impresa, fine della sofferenza, coronamento di un sogno che assaporerò nei prossimi giorni, nei prossimi mesi forse.
Promessa di poterla rivedere questa finish line, promessa di ritornare per onorare al meglio, meglio di oggi la Boston Marathon. Non riesco a sorridere neppure sul traguardo, sono sfinito.
E' stata una maratona vera, la più dura che abbia mai affrontato.
3 ore 9 minuti e 29 secondi.
Numeri che non hanno senso ma numeri che mi ricordano che è stata la peggior gara degli ultimi 12 anni. La più sofferta, una sola certezza: non si tratta di una resa, è stata una sconfitta onorevole, a testa alta.
Cadere per rialzarsi e riprendere ad apprezzare la gioia di averlo fatto.
La medaglia è comunque un premio meritato e le decine e decine di CONGRATULATIONS che ricevo mi rendono certo che questi americani sono proprio speciali. Ti toccano per farti sentire eroe, ti chiedono persino l'autografo, chiedono una foto come farebbero con il loro idolo dei Red Sox o dei Boston Celtics.
Boston arrivederci...tienimi un posto in prima fila, ci ritornerò.

domenica 17 gennaio 2010

30 km a Medea

Inizio di gennaio, c’è la Mezza di Medea. Ops, ma cosa si è inventato quel diavolo di un Ballaben, quest’anno ci propone pure una 30 km per chi intendesse fare un lungo in vista delle maratone primaverili. Naturalmente ha visto giusto perché dei 426 arrivati più di un quarto fa le scelta più ardua.

La mattinata è fresca, scende persino qualche fiocco di neve, per fortuna il freddo intenso non è accompagnato dal vento gelido di sabato. La compagnia dei “trentelli” parte da Udine orfana dei triathleti che avevano promesso la loro presenza ma hanno poi optato per altri lidi. Niente paura non saremo certo soli a sfidare il tracciato scorrevole ma insidioso per i numerosi cavalcavia che attraversa la campagna nei dintorni di Medea e Campolongo. Sono presenti atleti provenienti da tutto il FVG ma anche dall’Austria (e saranno proprio questi a fare incetta di vittorie) e dalla vicina Slovenia; complessivamente siamo quasi 450 un numero mai raggiunto, la collaborazione con il Gruppo Marciatori Gorizia funziona a meraviglia.

Unico neo almeno secondo la mia impressione (ma non solo) la leggera imprecisione nella misurazione dei percorsi risultati leggermente più corti (200 m la Mezza e 500 m la 30 km).

Il menù odierno prevede per me un allenamento tirato in funzione di pace-maker per la mia “allieva pupilla” Monica per testare il suo stato di forma in vista degli impegni primaverili; prevedo un certo ritmo ma subito dopo la partenza avendo guardato i nomi delle avversarie non voglio lasciare nulla di intentato anche per un ottimo piazzamento finale.

Ben presto il nostro gruppetto che viaggia intorno ai 4’30’’ al km si infoltisce, scandisco il ritmo con tranquillità mentre al mio fianco Monica silenziosa, cappellino bianco in testa pensa solo a correre; nostri compagni di viaggio sono anche numerosi amici che si fermeranno alla mezza. I cussini Daniele e Francesco non mollano l’osso ed in particolare Francesco solo dopo un mio esplicito invito ad aumentare si decide ad allungare nel finale; la bravissima triathleta Cinzia Cialdella che resiste con passo allegro fin quasi alla fine; e poi c’è Ferruccio che pur cosciente che il nostro ritmo è leggermente veloce mi sta sempre al fianco fino al 23° km.

L’atmosfera è distesa anche se il ritmo spinto al limite non predispone molti al colloquio e ce lo fa notare l’amica Viviana cussina oggi in bicicletta che ci affianca; l’ambiente circostante non offre molto, campagna e solo campagna, qualche attraversamento di piccolo paese avviene come di consueto nella indifferenza più totale. Non rimane che correre e visto che ci siamo tentare anche di tirar fuori un buon risultato.

Il passaggio alla mezza avviene in 1.34’, ci comunicano che Monica è terza. Improvvisamente la strada si svuota, mentre prima il “codazzo” era sempre numeroso ora siamo veramente in pochi. Ferruccio ci resiste solo per un paio di km poi su un cavalcavia molla di botto. Il mio sguardo vola lontano, a circa un minuto di distacco intravedo la sagoma della seconda; l’obiettivo diventa raggiungerla ma per farlo c’è bisogno di un incremento; comincio i miei incitamenti verbali. Lo svantaggio si riduce man mano che scorrono i km anche se l’aumento di ritmo produce nelle gambe e nel respiro della mia compagna un evidente affaticamento. Conosco la sua tenacia e la resistenza alla fatica nei momenti cruciali per cui non ho timori; spingo al massimo. Per allentare la morsa della fatica traduco i km in giri del Parco del Cormor lungo il quale ci alleniamo di solito. Improvvisamente all’ultimo ristoro l’atleta che ci precede scompare, evidentemente si dev’esser fermata “ai box”; la nostra rincorsa è stata premiata anche se sono convinto che l’avremmo raggiunta ugualmente.

Gli ultimi km sono solo un continuo incitamento e riusciamo pure a produrre un finale in crescendo che ci permette di concludere i 29,5 km in 2.12’26’’ alla ottima media di 4’29’’ al km. Monica quindi completa questa prima gara del 2010 con un ottimo secondo posto nella classifica assoluta dietro la nostra compagna di squadra Anna Parrella che ci ha preceduto di circa 3 minuti.

Ad aspettarci al traguardo per porgerci un meritato bicchiere di te Francesco che era stato nostro compagno di viaggio per 20 km, e gli altri amici del Cus Udine.

Dopo esserci cambiati e aver sorbito un meritato thè caldo attendiamo l’arrivo di Agnese e Peter che completano insieme la loro fatica abbattendo il muro dei 6’ al km che era il loro obiettivo e il loro sorriso radioso all’arrivo ripaga la loro e la nostra fatica.

I risultati della gara sono disponibili cliccando il seguente link della TDS

lunedì 28 settembre 2009

Maratonina di Udine

La Maratona di Berlino aveva lasciato i segni e sarebbe stato molto saggio rinunciare alla gara domenica. Ma come si fa a vedere una folla di quasi 1500 podisti, tanti amici schierati al via e non avere la tentazione di essere del gruppo. Quindi al diavolo la saggezza, al diavolo la bicicletta che mi ero portato dietro nell'eventualità di una decisione di rinuncia dell'ultimo minuto e metto addosso la canotta della società con il pettorale da portare con il massimo onore al traguardo per superare per l'ennesima volta quella linea dell'arrivo che è segno di liberazione e di trionfo comunque e qualunque sia il risultato.
&
&
&

& & &

Mesi fa in un momento di particolare difficoltà qualcuno mi aveva sostenuto seppure solo con qualche parola, con un gesto; quale migliore occasione di ricambiare con un gesto di uguale importanza e solidarietà in un periodo in cui agonisticamente "non gira" per lei?
Così è nata la mia decisione di pormi al fianco di Milly e cercare di sostenerla, di scandirle il ritmo, di incitarla nei momenti di maggiore sofferenza. Non so se la mia presenza sia servita a qualcosa (voglio sperare di si) di certo anche stavolta quando al 14° km un accenno di crampo mi ha fatto esclamare di dolore e imprecare è stata lei a sostenermi.
Nel finale di gara era al lumicino ma ha saputo tirare fuori le ultime energie dal fondo del cuore immagino perchè nelle gambe non ne aveva più.
Transitare sul traguardo al fianco di amici che hai visto soffrire per tanto tempo è una sensazione che ho provato tante volte quando ho fatto da pace-maker, ma la stessa sensazione assume note altamente più intense quando l'amico non è uno qualunque ma uno che conosci bene.
Il risultato finale è secondario: anonimo per me e assolutamente irrilevante per lei che è capace di ben altro. Ci sono dei momenti nella vita e nella vita agonistica in cui l'aspetto psicologico di avercela fatta comunque è importante come un personal best.

Dopo l'arrivo essere nel cuore della propria città e vivere con centinaia di amici la soddisfazione della fatica appena terminata o la delusione per un risultato sfuggito è qualcosa di impagabile ecco perchè non potevo mancare a questa decima edizione della Maratonina Udinese.

Non poteva neanche mancare una foto con due "colleghe ospedaliere", Antonella e Rita.

E naturalmente una foto con tanto di birra con Francesca e Alessandra entrambe euforiche per il Personal Best.

La sorpresa finale è stata scoprire che sul quotidiano locale, il Messaggero Veneto compariva una foto in primo piano di mia figlia che aveva corso sabato pomeriggio la mini run.

lunedì 21 settembre 2009

Berlin Marathon

Unter den Linden, cartello che indica il km 41: ai lati della strada un podista si accascia a terra con un crampo che lo fa gridare. Lo stesso cane rognoso Crampus de' Crampi mi morde il polpaccio sinistro sin dal km 32, il suo morso è sopportabile per fortuna, mi ha costretto a due brevissime soste, ma solo pochi secondi. La Porta di Brandeburgo è lì dinanzi a me, non voglio neanche pensare all'idea che il cane possa mordere me ferocemente ora che l'impresa è quasi portata a termine. Corro in modo molto scorretto, mi trascino quasi ma lo spazio che mi separa dal traguardo si riduce velocemente, sento il brusio del pubblico assiepato ai lati della strada, raccolco gli incitamenti di coloro che leggono il mio nome sulla maglia, la musica è quella esaltante di ogni arrivo di maratona. Le sensazioni più belle però sono quelle che vengono dal mio interno, penso agli amici che mi hanno mandato sms di incitamento, che hanno compreso che questa per me era una prova importante, penso a tutti coloro che mi voglio bene, a coloro che condivideranno con me questa gioia e a chi dal cielo mi manderà un sorriso e mi darà una pacca sulle spalle. Quanta retorica, qualcuno dirà. E' una gara come un'altra, cosa può avere di speciale la 157^ Maratona? Invece la Berlin Marathon di per sè non è una gara come un'altra e men che meno quest'anno per me. Sono partito in condizioni fisiche che avrebbero sconsigliato di gareggiare (3 settimane di fastidio al gluteo destro), durante la gara ho avuto fastidio all'adduttore destro e crampi al polpaccio sinistro, probabilmente dovuti ad appoggi scorretti degli ultimi allenamenti. L'organizzazione è PERFETTA in ogni suo dettaglio.
E' la terza volta che corro a Berlino, la terza volta che sono parte di quel fiume di 40000 podisti che prende il via dalla Strasse des 17 Juni, fiume impetuoso in partenza, roboante, ogni goccia cerca di farsi largo come se il traguardo fosse dietro la prima curva; man mano che scorrono i km l'acqua si quieta salvo riprendere ritmo ogni volta che si transita nei punti in cui il pubblico è particolarmente numeroso e caloroso. Per me i km scorrono tranquilli e regolari sin dalla partenza, mi sono imposto di non rischiare nulla, abbozzo un ritmo che riesco a mantenere costante, sono fortemente concentrato sulle sensazioni che mi giungono dal corpo, sento qualche spettatore che mi saluta per nome ma non ricambio come faccio di solito, disdegno anche i "cinque" ai bambini che mi porgono la mano; solo qualche sorriso e uno sguardo quando qualche gruppo di ballerine, ragazze pon pon, ci ammaliano ai lati della strada. Transito alla mezza maratona in poco meno di 1:33', tutto sembra andare molto bene, sento di non aver speso molto. La giornata è soleggiata ma non calda, il clima è ideale per chi ha voglia e preparazione per tentare il colpaccio, il percorso, come noto, non presenta alcuna asperità: il mio amico Francesco Michelutti farà tesoro di queste condizioni per correre la GARA DELLA VITA migliorando il proprio personale di ben 8 minuti andando anche al di là delle ottime attese che gli avevo prospettato; purtroppo non altrettanto riesce a fare Max che nel finale è costretto a cedere fortemente mancando la prestazione che si aspettava. Al km 24, sotto un ponte un gruppo di artisti batte fortemente su alcuni giganteschi bidoni una sorta di carica assordante, impossibile non lasciarsi contagiare, lascio andare leggermente le gambe che rispondono bene, al 29° solito appuntamento con le "sirene tentatrici" brasiliane che ammaliano con il proprio corpo e il loro ritmo di samba. Al 30° km sono ancora bene anche qualche avvisaglia di problema muscolare mi si è già presentata. Come promesso, nei momenti di difficoltà, penso a chi mi ha promesso sostegno. Cerco di sorridere ma il benessere dura poco, subito interrotto dalle fitte che si fanno sempre più frequenti. Un paio di volte sono costretto ad un breve stop per "tirare la gamba", ora guardo il cronometro continuamente, il ritmo cala leggermente, lo stile di corsa è inguardabile, le smorfie sul viso penso che siano oscene. Al 38° km mi affianca un amico, Alberto Cirio, anche lui ha esaurito la spinta propulsiva, le sue aspettative di buon risultato sono andate per aria, stiamo pochi metri assieme ed io proseguo sul mio ritmo. Il cane che morde la mia gamba è sempre in agguato ma ancora non in grado di fermarmi; ristoro del 40° km, consumo la mia ultima pastiglietta di Enervit GT, l'ultimo bicchiere di acqua e mi arrischio in una leggera progressione. Curva a sinistra e sono sulla Unter den Linden: ora anche strisciando arriverò al traguardo. Gli ultimi metri al di là della Porta sono un'apoteosi, li affronto a braccia alzate, goccia di un fiume che sulle sue rive ospita una moltitudine di gente plaudente. Il cronometro segna 3:07'41'' quando taglio il traguardo, è un dettaglio. La medaglia che mi mettono al collo è un segno della mia vittoria, in questa occasione più che mai penso di aver fatto ricorso alle riserve mentali e di tenacia, ho utilizzato il sostegno virtuale di ogni amico ed è a tutti loro che dedico questo traguardo. Una celebre citazione di Emil Zatopek recita più o meno così: "Se vuoi correre, corri un miglio. Se vuoi conoscere una nuova vita, corri la Maratona! Io aggiungo: se vuoi conoscere la vera Maratona la Real Berlin Marathon deve essere un tuo obiettivo.

Berlin Marathon in sintesi

L'obiettivo iniziale era raggiungere la Porta di Brandeburgo ad ogni costo.

Al traguardo un risultato inaspettato ottenuto con una grande regolarità salvo un rallentamento tra 35° e 40° km dovuto a crampi al polpaccio sinistro.

Al centro Maratona incontro e foto con il LINUS nazionale che si godeva una giornata di meritata festa pensando di passare inosservato.

Vigilia trascorsa con Max Saltarini e immediatamente prima della partenza con Francesco Michelutti autore poi di una gara maiuscola terminata in 2.49'

Dopo un bel po' di sofferenza, tanta fatica, una discreta quantità di dolore fisico e (udite, udite, per la prima volta crampi) mi merito la sudata medaglia.

lunedì 24 agosto 2009

Karnten Halbmarathon

Cosa rimane della MezzaMaratona di Klagenfurt corsa nel bel mezzo d'agosto sulle rive del Worthersee? I più pessimisti potrebbero rispondere una bella medaglia colorata (di quelle che nelle mezze non se ne vedono molte) con la scritta KARNTEN - LAUFT 09, ma anche una maglia (scarsina come tessuto) ma con una scritta sulla schiena che per noi "austro-ungarici" dice molto: ICH WAR DABEI! che a detta di conoscitori del tedesco dovrebbe corrispondere al nostro IO C'ERO!Questo per i pessimisti, invece gli ottimisti ritroveranno la bellezza di aver trascorso una splendida giornata in compagnia degli amici, di aver corso comunque una gara probante su un tracciato impegnativo testando la gamba su distanze significative in vista delle gare autunnali.Folta la presenza del Buja con un nucleo corposo "del Parco del Cormor" al quale si erano uniti diversi amici simpatizzanti ed altri vi si sono aggiunti al tavolo delle consumazioni del post gara.Com'è andata? Solo 9'' mi dividono (1.21.40) da Stefano Morandini (1.21.49) che recuperava di gran lena e per difenderli quei nove secondi ho dovuto fare un km finale da mezzofondista con sprint da velocista con la FC schizzata da 148 bpm a quasi 170 bpm.

Le speranze della vigilia non erano molte, lo stato di forma ha ormai raggiunto il picco negativo (attenzione...si può sempre peggiorare!) i bei tempi del picco positivo di Trieste sono lontani anche se sono passati solo 3 mesi; per fortuna questa è la dimostrazione che i buoni risultati sulle lunghe distanze vanno programmati e la concretizzazione avviene solo se tanti elementi positivi contribuiscono. Per dare un'idea: ieri ho corso a 3'52'' al km che corrisponde allo stesso ritmo che avevo tenuto per l'intera gara di Trieste, e il tempo di Klagenfurt corrisponde al secondo al mio passaggio a Duino alla mezza.
L'unica vera notizia negativa che rimane di questa gara è un forte mal di schiena che mi ha fatto passare quasi una notte insonne e che un po' mi preoccupa...sarà lo sciatico? Fatto sta che zoppico vistosamente.
Due righe sugli amici che mi hanno accompagnato in Austria: detto di Stefano con il quale siamo giunti praticamente appaiati, nella parte iniziale ho provato a stare con Francesco Michelutti (con il quale mi sono spesso allenato nei lunghi) poi nella parte centrale mi è andato via prendendo un minuto di vantaggio ma negli ultimi 5 km abbiamo fatto lo stesso intermedio.
Buone prestazioni per gli altri amici del Buja (Zatti, Pauletto, Tittaferrante, Mucin); buon rientro alle gare dopo l'intervento al tendine per Antonio Sette e per Lucio Gressani; la sempre sorridente Bernadette "ci delude" ma ci aveva abituato troppo bene nel migliorarsi ad ogni gara.
Ottima le prestazioni dei "cividalesi" Filippo Pagavino e Guido Costaperaria che giungono ai primi posti tra i friulani,soddisfatte le donne del Natisone Qualizza e Amorosi e pure Marco Musigh; bene si comportano anche gli amici di Latisana, e quelli della Maratonina Udinese, quelli dell'Udine Triathlon. Erano presenti anche diversi che hanno partecipato alla gara alternativa del Quarto di Maratona. Ne avrò dimenticato qualcuno ma sarò perdonato.